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Vincere le elezioni | L’estate del cambiamento [XI]


Non esistono solo le categorie “elettore del Pd”, “elettore dell’Udc”, non si può guardare soltanto a queste qualità elettorali e politiciste, per definire l’elettorato. Per prima cosa perché moltissimi non si sentono rappresentati da alcuna forza politica, e poi perché deve prevalere la volontà di rivolgersi sotto il profilo politico e sociale agli elettori, con precise proposte.

Perciò è fondamentale strutturare la campagna elettorale per singoli temi e con una precisa scelta degli argomenti, rivolti a destinatari che non necessariamente debbano coincidere con l’elettorato di questo o quel partito.

L’anno scorso promuovemmo «Vincere le elezioni. Istruzioni per l’uso». Fu Trevor FitzGibbon, fondatore di MoveOn, a chiudere quella giornata organizzata alla Festa Nazionale del Pd a Torino. I suoi consigli sono molto preziosi:

Vorrei proporvi una frase di un cantante reggae degli anni ’80, Peter Tosh. È tratta da una sua canzone, intitolata Equal rights and justice: «Tutti chiedono la pace, ma nessuno parla mai di giustizia. E non avremo mai eguali diritti, finché gli uomini non avranno più giustizia». Ora, come outsider che viene dagli Stati Uniti, sono onorato di avervi incontrato e di aver sentito raccontare l’eccellente lavoro che state facendo. Il problema è che state lottando con una mano legata dietro la schiena.

Tutti i grandi media sono nelle mani di Berlusconi e della destra. E’ troppo difficile per noi, in quanto progressisti, raggiungere il grande pubblico con il nostro messaggio. Per questo, la mia proposta per voi, per il Partito Democratico e per i movimenti, è quella usare tattiche più imprevedibili: di essere più furbi dei conservatori, più intelligenti, più moderni. Questo è quello che abbiamo fatto con Obama: la prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di recuperare i dati dei nostri elettori, i loro numeri di cellulare, i loro indirizzi mail. Poi siamo andati nelle università, per reclutare una generazione completamente nuova di elettori: e li abbiamo organizzati, attraverso internet e gli sms. Li abbiamo trascinati in strada, li abbiamo fatti partecipare, ed è così che abbiamo battuto John McCain.

I progressisti devono rendere la politica cool: il luogo comune secondo il quale ai giovani non interessa deriva dal fatto che noi non li sappiamo ascoltare e non li facciamo parlare. Ed è questo, che il Pd deve fare: ascoltare i ragazzi e integrare la loro visione, dando loro voce e potere.

a cura di Giuseppe Civati e Paolo Cosseddu
in collaborazione con Rita Castellani, Samuele Rocca e Filippo Taddei

http://www.prossimaitalia.it/news/1265/il-libretto-arancione/

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