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Analisi del voto e situazione politica a Cagliari: che fare? Mio intervento alla #direzionePDca


Una premessa doverosa prima di cominciare: non è assolutamente mia intenzione spaccare nessun partito come annunciato da qualche giornale online. Solo mi è dispiaciuto che una direzione importante come quella di lunedì sia stata gestita in un modo tanto inadeguato.
E devo dire però che mi è dispiaciuto leggere nella convocazione per oggi una frase che esortava all’esclusione dal partito più che all’inclusione consigliando alternative quali il grillismo e il cyberismo. Il PD deve essere un partito accogliente e deve saper rispondere alle istanze anche di dissenso che partono dalla società e dal suo interno.

“I PARTITI SONO MORTI, ORGANIZZAZIONE DEL PASSATO, I MOVIMENTI SONO VIVI”

In questi giorni su internet gira questo comunicato di Beppe Grillo del 2011 e sono contento oggi di essere qua nella direzione cittadina del nostro partito a ragionare insieme del voto nazionale. E’ una nostra responsabilità oggi dare senso agli organismi di partito, permettendo a tutti di esprimersi per dare corpo alla posizione del PD cagliaritano rispetto allo tsunami che ha investito la politica italiana. Anche a livello locale è giusto utilizzare questo sonoro schiaffo elettorale per una autocritica che porti a un cambiamento.

Individuo quindi 3 errori che sono specchio di uno scorretto funzionamento della nostra attività politica e 3 punti positivi da cui poter ripartire.

  1. una campagna elettorale cittadina troppo chiusa e quasi settaria, con più attenzione a “noi” e alle nostre “aree” piuttosto che agli elettori. Esempio topico è stata una giornata in cui si sono susseguiti senza alcun coordinamento: un’attività in piazza sul camper, un incontro organizzato dal gruppo comunale sul commercio, un incontro organizzato dalla segreteria cittadina sulla cultura (in cui si è sparato a zero contro il gruppo comunale!!!) e un incontro organizzato dal gruppo regionale sulla green economy!
  2. la decisione presa due anni fa di una linea di reciproca autonomia e indipendenza di gruppo consiliare comunale e segreteria politica cittadina: sta a noi rivedere e immaginare un sano rapporto tra i due che porti a una virtuosa integrazione tra i due piani.
  3. le carenze della nostra azione amministrativa nei confronti di alcuni temi cruciali per la città di Cagliari: le politiche per la casa, l’efficace utilizzo del patrimonio pubblico, le politiche giovanili e il rapporto con l’università e, soprattutto, le politiche comunitarie per reperire i fondi sempre più carenti.

Siccome  questi sono tempi in cui si moltiplicano segnali di speranza sia a livello parlamentare e financo nella chiesa cattolica, chiudo con 3 punti positivi da cui poter ripartire:

  1. l’entusiasmo dei giovani che stanno frequentando il laboratorio di partecipazione politica, iniziato proprio all’indomani della sconfitta elettorale, e che il sabato pomeriggio occupano via Emilia con interesse e voglia di confrontarsi. So che per alcuni di voi questa esperienza è fumo negli occhi e rappresenta solo la costituzione del “mio comitato elettorale”, ma rinnovo a tutti l’invito a partecipare e a considerarla una ricchezza per il partito;
  2. il lavoro che il consiglio comunale sta portando avanti sulla digitalizzazione e sull’informatizzazione che ci sta portando i primi riconoscimenti, e quello che stiamo facendo sulla cultura per tentare di trasformare un settore in cui regnavano le “marchette” – termine ormai sdoganato in consiglio comunale – in uno dei settori chiave per lo sviluppo della città di Cagliari;
  3. le attività dei circoli cittadini, luoghi in cui rendere tangibile quotidianamente l’apertura del Partito Democratico verso i cittadini e i nostri elettori.

Sono tre piccole cose concrete, e da queste e dalle altre riflessioni venute fuori dal confronto di questi giorni spero il nostro partito possa iniziare il lavoro per riprendersi la Regione

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